Loft, come trasformare il vecchio magazzino in un open space di design

  • News24 – Il Sole24ore

Il recupero di spazi a uso industriale ormai dismesso e la conversione di questi spazi a uso abitativo è una delle tendenze di riqualificazione urbana verso cui il mercato immobiliare sta tendendo in questi anni. Spesso però questi immobili si trovano in condizioni di degrado e inutilizzo da…………..

Spaccato

– di Emanuela Furone

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We are building the first of 150 Villas investment on the Antigua and Barbuda free zone area.

The Developer is the International Company ELGO Group with the local Branch Giuman Antigua

The Villas are designed with full Cross Laminated Timber structure to give the Customers a real Ecological experience combined with the traditional seismic and hurricane structural resistance.

The construction will be completed in two months to confirm the biggest advantages compared to the traditional construction systems.

All the Construction Materials, the Project Engineering and the Skilled Workers are Made in Italy to ensure the best Quality level.

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Camini e canne fumarie

Negli edifici ristrutturati gli incendi dei tetti ventilati sono aumentati di numero. Ci vuole più attenzione nell’installazione dei tubi inox.

Negli ultimi giorni di intenso freddo sono apparse numerosi allarmi di intossicazioni da monossido di carbonio in conseguenza di malfunzionamenti di apparecchi a biomassa, spesso dovuti alle pessime condizioni dei condotti di evacuazione dei fumi.

Probabilmente l’elevato numero di incendi connessi a camini è dovuto anche al ritorno in auge della combustione a legna.

IN QUALI TIPI DI INCENDIO SI PUO’ INCORRERE?

Gli incendi che sono originati dalla presenza di camini sono sostanzialmente:

  1. incendio fuliggine (l’incendio nasce all’interno del camino, per combustione della fuliggine depositata sulla parete interna della canna fumaria)

  2. incendio esterno al camino per surriscaldamento (l’incendio nasce all’esterno del camino, per surriscaldamento dei materiali combustibili vicini alla parete esterna del camino stesso)

  3. incendio dovuto a perdite della canna fumaria (gas caldi oppure scintille)

Tali tipologie di incendio sono legate soprattutto all’impiego di combustibile solido: infatti la fuliggine si crea principalmente in presenza di combustibile solido, ed anche l’alta temperatura dei fumi è una peculiarità dell’impiego dei combustibili solidi. 

INCENDI, QUALI LE CAUSE SCATENANTI?

SCARSA MANUTENZIONE. Le cause di questi tipi di incendio sono principalmente dovute a una scarsa manutenzione dello  stesso (pulizia). Per questo motivo è importante eseguire il controllo dei fumi da personale competente, almeno in occasione degli interventi di pulizia che sono obbligatori in base alla legge e ai regolamenti comunali. 

La fuliggine è infatti un ottimo combustibile e, grazie al notevole flusso di aria, potrebbe causare una violenta combustione che produce rapidamente molto calore. In genere è di breve durata (15 – 20 minuti) e produce anche un grande rumore e vibrazioni. Dal camino escono violentemente le faville e fiamme, accompagnate da un fumo acre.
Il calore prodotto ( può arrivare anche a 800 – 1.000 °C ) arroventa la superficie interna e può fare crepare le pareti della canna e i muri confinanti, col pericolo di estendere l’incendio ai mobili e alle travi dei soffitti o del tetto.

All’esterno le faville che escono dal comignolo possono ricadere su materiali combustibili ed innescare incendi all’esterno dell’abitazione o in edifici o costruzioni adiacenti ed inoltre possono cadere nel canale di gronda (dove possono esservi foglie secche, spini ecc.) e innescare una combustione nell’intercapedine del tetto. Braci e faville possono anche essere portare dal vento in condizioni pericolose.

Gli incendi coinvolgono sia camini “storici”, ubicati in vecchi fabbricati, sia camini “moderni”, realizzati con materiali vari, ed ubicati in fabbricati recenti o recentissimi, o anche in fabbricati storici ristrutturati. E’ opportuno rilevare che la recente diffusione di tetti di tipologia ventilata e struttura portante in legno comporta, sotto l’aspetto antincendio, una facile e rapida propagazione delle fiamme, una difficile individuazione del focolaio a causa dei numerosi possibili percorsi dei fumi, e poi, in fase di spegnimento, una certa difficoltà di attacco delle zone coinvolte dalla combustioneperché favorendo la circolazione dell’aria rende più veloce la propagazione delle fiamme.

INADEGUATEZZA TECNICA. Un altro fattore di pericolo è costituito dall’inadeguatezza tecnica dei camini. Infatti si può assistere ad un sistema di costruzione delle case in modo affrettato e con isolamenti poco accurati. Per questo gli incendi delle canne fumarie danneggiano sempre più frequentemente anche i tetti, creando danni non indifferenti.

Questo fenomeno interessa maggiormente le case appena costruite o ristrutturate.Il problema non è il tubo d’acciaio o quanto previsto dalle nuove norme. È il sistema di isolamento di certi passaggi della canna fumaria che non funziona. Non è un caso, ad esempio, che l’incendio non si limita più alla sola canna fumaria, come accadeva una volta: l’incendio alla canna fumaria diventa puntualmente incendio del tetto. Se la canna fumaria non è ben isolata, ad esempio, e il fuoco riesce ad entrare nell’intercapedine tra le tegole del tetto e il soffitto, l’incendio diventa ben difficile da controllare.

Durante i vari interventi si riscontrano spesso canne fumarie di sezione insufficiente, costruite con materiali non idonei a sopportare alte temperature o rimaneggiate più volte nel corso di ristrutturazioni.

Un errore molto frequente è quello di realizzare dei condotti fumari in acciaio inox privi di un’adeguata coibentazione – isolazione termica e senza rispettare le distanze minime dagli elementi di fabbrica combustibili (legno, isolanti sintetici, ecc.).Se è pur vero che tale tipologia di camino garantisce un’ottima tenuta ai fumi e all’acqua di condensa, è altrettanto vero che l’acciaio presenta un’elevata conducibilità del calore.

Se proprio non si riesce ad isolare il tubo in Inox, riducendo i rischi, è possibile evitare danni ingenti scatenati da un incendio con la posa di uno strato di materiale resistente al fuoco (almeno EI 60) al di sopra del tavolato inferiore. L’eventuale incendio della copertura non potrebbe così propagarsi al di sotto dello strato resistente al fuoco, limitando i danni e consentendo l’utilizzo delle abitazioni anche subito dopo l’estinzione e la sistemazione provvisoria del tetto.

Particolare attenzione va posta nella costruzione di edifici interamente realizzati con strutture in legno. Con la tecnologia dell’intelaiatura con intercapedini isolate, in caso di incendio, si rischia la distruzione completa dell’edificio in breve tempo.

GLI ERRORI PIU’ COMUNI NELLA REALIZZAZIONE DI UN CAMINO

Camini e canne fumarie devono essere ben isolati per evitare che i fumi della combustione facciano raggiungere al legno delle coperture la temperatura di accensione spontanea.

Gli errori esecutivi del camino che possono causare un incendio sono:

  • camino con Classe di temperatura inferiore alla temperatura nominale effettiva dei fumi (ad es. camino con T 160, adatto per caldaie a gas, usato invece per stufa a legna, con temperatura dei fumi ben maggiore)

  • camino con presenza di materiali combustibili (travi di legno, assi, moquette, ecc.) a distanza inferiore a quella indicata sul codice del camino (ad es. trave posta a 10 mm, quando il codice del camino prevede una distanza minima di 50 mm)

  • camino non “denominato” per incendio fuliggine, ossia non testato per tale evento, ed invece utilizzato per combustibile solido

  • camino non montato correttamente, e quindi con possibili punti caldi (temperatura superficiale esterna superiore rispetto a quella determinata nelle varie prove)

  • impianto termico e camino dimensionati in modo errato.

ALCUNI CONSIGLI IN CASO DI INCIDENTE

Nel caso in cui la canna fumaria prenda fuoco ci sono alcune precauzioni da osservare:

  • Non gettare acqua nel camino dall’alto; toccando le pareti arroventate le farebbe crepare all’istante; inoltre la pressione del vapore acqueo prodotto le può indebolire o distruggere.
  • Bagnare con poca acqua la legna o il combustibile presente nel caminetto, o nella stufa in maniera tale da terminare la combustione in atto nell’apparecchio.
  • Chiudete l’eventuale valvola dell’aria di tiraggio del camino.
  • Allontanate mobili e altri oggetti dai muri attigui la canna fumaria.

Controllare la qualità della combustione nel proprio  è relativamente semplice, basta prestare attenzione ad alcuni segnali:

BUONA COMBUSTIONE CATTIVA CAMBUSTIONE
Fumo quasi invisibile Fumo denso all’uscita dal camino di colore da giallo a grigio scuro
Nessun odore Formazione di cattivi odori a causa delle sostanze
nocive
Cenere grigio chiaro o bianca Cenere scura e pesante, con la testa del camino
( comignolo) sporca di nero
Poca fuliggine nei camini e basso consumo di combustibile Notevole consumo di combustibile
Fiamme blu o rosso chiaro Fiamme rosse o rosso scuro

Tabella © Vigili del fuoco di Baselga di Pinè

PERCHE’ IL MONOSSIDO DI CARBONIO E’ PERICOLOSO?

Il monossido di carbonio conosciuto anche come CO ( formula chimica CO dove si ha n°1 atomo di Carbonio e n°1 atomo di Ossigeno) è un veleno che quando viene respirato si accumula nel sangue al posto dell’ossigeno, ( nell’emoglobina del sangue si sostituisce all’ossigeno, con una affinità migliore, rispetto a questo, di ben 250 volte), così il cervello funziona male, la mente perde lucidità, i riflessi diventano lenti, i muscoli sono deboli e fiacchi. È come avere l’influenza. Con dosi maggiori di gas diventa difficile respirare, camminare e quindi si entra in uno stato di coma e si muore. Bastano 10 minuti.

COME ACCORGERSI. E’ molto difficile accorgersi di respirarlo, in quanto esso è invisibile ed inodore. Gli indizi dovuti alla sua presenza, possono essere confusi con altre cause, però è sempre meglio prestare attenzione e fare degli accertamenti immediati, infatti il monossido uccide velocemente. Sintomi di mal di testa e di debolezza, soprattutto quando ci si sveglia. Irritazioni alla gola, al naso ed agli occhi, così pure sensazione di caldo soffocante. Questi sintomi sono molto soggettivi e possono variare da persona a persona. I cani, i gatti ed i piccoli animali possono mostrare anche loro dei sintomi di stanchezza e di perdita di equilibrio, quasi come fossero ubriachi.

I RILEVATORI. I rilevatori di CO sono strumenti dal costo contenuto che producono, con precisione e affidabilità, un allarme anche per basse concentrazioni di CO (220 PPM particelle per milione). Intervengono con segnalazioni luminose o acustiche, oppure possono essere previsti per attivare una ventilazione forzata, per esempio tramite un estrattore l’aria. In pratica però, può succedere che l’utente spenga il rilevatore perché infastidito dalle troppo frequenti e ripetute segnalazioni che, a suo parere risultano ingiustificate dato che nella stanza “non c’erano ne odori ne fumi particolari”. Il monossido di carbonio, si ricorda ancora è un gas inodore ed incolore.

Le case energeticamente efficienti aumentano il rischio di soffrire di asma

Studio Uk: se gli ambienti molto isolati non vengono arieggiati o riscaldati a sufficienza diventano un covo di muffe ed umidità

Non è una novità che alcune condizioni abitative possano contribuire allosviluppo di disturbi respiratori. Le case possono trasformarsi in veri e propri covi di muffe e batteri che provocano l’insorgere di patologie allergiche ed asmatiche. Ma probabilmente non ci saremmo aspettati che il rischio maggiore provenisse da abitazioni ad alta efficienza energetica, che promettono non solo basso impatto ambientale ma anche ambienti interni più salubri. A ‘sfatare il mito’ o comunque ad evidenziare una problematica poco conosciuta è una ricerca condotta da un team di ricercatori dell’University of Exeter Medical School pubblicata sulla rivista Environment International.  

Social housing
Per evitare fraintendimenti va subito detto che i risultati dello studio si riferiscono esclusivamente all’edilizia in social housing ma, poiché le ragioni del legame fra green building e malattie asmatiche è associata a comportamenti scorretti degli occupanti, nulla toglie che qualsiasi abitazione potrebbe rivelarsi rischiosa per la salute. Gli studiosi, grazie alla collaborazione con la Coastline Housing, una delle principali imprese di edilizia sociale del Regno Unito, hanno raccolto i dati di più di 700 abitazioni di Cornwall, rilevando come fra gli abitanti di edifici efficienti ci fossero maggiori percentuali di persone con disturbi asmatici.

Gli ambienti molto isolati vanno ventilati e riscaldati correttamente 

Il motivo, stando ai risultati, va ricercato nel fatto che le nuove abitazioni o gli interventi di retrofit,  si traducono in case maggiormente isolate termicamente e con minori infiltrazioni. Nel caso in cui gli ambienti non vengano arieggiati o riscaldati a sufficienza- cosa che in caso di occupanti meno abbienti si tende a fare- il risultato potrebbe essere quello di una proliferazione di muffe ed umidità, i principali fattori legati all’insorgenza dell’asma. 
Le case scarsamente ventilate  aumentano anche l’esposizione degli abitanti ad altri contaminanti biologici, chimici e fisici. Un’altra possibile spiegazione del maggiore rischio di asma corso dai residenti nelle case ad alta efficienza energetica è legato all’umidità, causata da un ristagnamento dell’aria ma anche da abitudini scorrette, come lavare  in casa e stendere i panni negli ambienti interni. Questi comportamenti aumentano l’umidità ambientale, un problema che talora viene peggiorato dalle misure per l’efficienza energetica come la chiusura delle crepe e delle fessure.

Informare maggiormente la popolazione
La soluzione ovviamente, sottolineano gli esperti, non risiede nel mettere in discussione l’efficienza energetica delle abitazioni, che siano in social housing o no, ma è necessario che la popolazione venga informata sui comportamenti da tenere ed evitare per migliorare la qualità dell’aria degli ambienti.

Solar Hybrid PV and Thermal

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Solar Hybrid technology has been developed for combined production of Electrical and Thermal Energy.

The application of Roll Bond Alluminium Exchangers Technology to Photovoltaic modules improve the efficiency and at the same time produce hot water used for many purposes.

Main and most used application are Hotels, Pools and Hospitals.

Following some technical info:

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Aliquota IVA per Pensilina o copertura per posto Auto

Quale aliquota IVA deve essere applicata nel caso in cui si intenda realizzare una piazzola in cemento, prospiciente un edificio residenziale, al fine di poggiarvi la copertura di un posto auto?

L’intervento consistente nella realizzazione di una piazzola in calcestruzzo su cui poggiare la copertura di un posto auto, se non viene accompagnato da ulteriori opere, ad esempio di manutenzione ordinaria o straordinaria sul fabbricato residenziale, è soggetto all’aliquota IVA ordinaria del 22%.

Per poter assoggettare la realizzazione del battuto in calcestruzzo all’aliquota agevolata del 4% occorrerebbe che il lavoro fosse realizzato nel contesto della costruzione del fabbricato stesso (ammesso che oggettivamente e soggettivamente ricorressero le condizioni “prima casa”) mentre per l’applicazione dell’aliquota IVA del 10% occorrerebbe dimostrare che si tratta di un intervento di manutenzione straordinaria (e non ordinaria in quanto la piazzola non esiste ancora).

Tuttavia, la realizzazione di una platea in calcestruzzo al fine di posarvi la copertura di un posto auto non può rientrare nel concetto di manutenzione straordinaria e nemmeno negli altri concetti di natura fiscale ed  urbanistica di “restauro e risanamento conservativo”, “ristrutturazione edilizia”, “ristrutturazione urbanistica” (così come definiti dall’articolo 3, comma 1, lettere b, c e d del DPR 380/2001), ma bensì in quello di nuova costruzione, per cui l’aliquota IVA applicabile non può che essere quella ordinaria del 22%.

Infine verificare le misure per capire se rientra tra le opere assoggettabili ad Edilizia libera o SCIA, DIA, Ecc..

Pompe di calore, crescono le vendite in Europa nel 2013

Un totale di 769.879 pompe di calore sono state vendute lo scorso anno in Europa, con un incremento del 3% sul 2012. A rivelarlo è l’European Heat Pump Association (EHPA) secondo cui la capacità totale si aggira attorno ai 24 GW, producendo circa 13 TWh di energia utile. A dominare il mercato, sempre secondo l’EHPA, sarebbero le pompe di calore ad aria per la produzione di ACS. 

MERCATO 2013 POSITIVO. Dall’indagine svolta in 21 paesi è inoltre emerso che la maggior parte dei mercati (15 su 21) sono tornati a crescere dopo un 2012 molto difficile. A risentire della crisi erano stati soprattutto Portogallo, Spagna, Svezia e Finlandia dove ora è stata osservata un’inversione di tendenza radicale, tanto che il mercato è tornato prepotentemente a crescere.

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LIMITAZIONI ALLA CRESCITA. Le principali cause che limitano la diffusione delle pompe di calore sono l’elevato costo iniziale di investimento e i costi elevati dell’energia elettrica. EHPA sostiene che, nonostante gli evidenti vantaggi di questa tecnologia, il sostegno dei governi europei è ancora esiguo.

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Fondo di garanzia per la prima casa

Lo Stato garantirà i mutui fino a 250mila euro per l’acquisto e l’efficientamento energetico degli immobili destinati ad abitazione principale.

Fondo di garanzia DECRETO MINISTERIALE 31_07_2014

01/10/2014 – È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale 31 luglio 2014 che regola il Fondo di garanzia per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa. Il Fondo di garanzia, è stato introdotto dalla Legge di Stabilità per il 2014 con uno stanziamento di 600 milioni di euro, 200 per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016.


Le risorse sono destinate a garantire il 50% della quota capitale dei finanziamenti concessi per l’acquisto, la ristrutturazione e l’accrescimento dell’efficienza energetica degli immobili destinati a prima casa di abitazione del soggetto che richiede il mutuo.  Gli interventi del Fondo di garanzia per la prima casa sono assistiti dalla garanzia dello Stato, quale garanzia di ultima istanza.

Per poter accedere alla garanzia del Fondo, l’importo dei mutui ipotecari non può superare i 250 mila euro. Allo stesso tempo, l’abitazione da acquistare o riqualificare non deve appartenere alle categorie catastali A1 (Abitazioni di tipo signorile), A8 (Abitazioni in ville) e A9 (Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici) né deve avere caratteristiche che la possano ricondurre agli immobili di lusso.

Hanno priorità di accesso ai mutui le giovani coppie, i nuclei famigliari monogenitoriali con figli minori e i giovani con età inferiore a 35 anni inquadrati con un contratto di lavoro atipico. Alla data di presentazione della domanda, il mutuatario non deve essere proprietario di altri immobili ad uso abitativo, salvo quelli acquisiti per successione a causa di morte, in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli.

L’ammissione alla garanzia del Fondo avviene esclusivamente per via telematica. Il soggetto finanziatore (banche o intermediari finanziari) verifica la completezza della domanda e la trasmette al Gestore (Consap SpA), che le assegna un numero di posizione progressivo in base all’arrivo. L’efficacia della garanzia del Fondo decorre in via automatica dalla data di erogazione del mutuo.
 
Nel caso di inadempimento del mutuatario, il soggetto finanziatore informa il Gestore dopo 90 giorni dalla scadenza della prima rata rimasta anche parzialmente insoluta. Entro dodici mesi dalla comunicazione, il  soggetto  finanziatore invia al mutuatario l’intimazione  al pagamento. Se il mutuatario non provvede al pagamento entro sei mesi, il soggetto finanziatore  può chiedere al Gestore l’intervento della garanzia del Fondo.

L’operazione fa sorgere, a carico del mutuatario, l’obbligo di restituire le somme pagate dal Fondo, gli interessi maturati a decorrere dal giorno del pagamento fino alla data del rimborso e le spese sostenute per il recupero.

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Riqualificazione Energetica e detrazioni Fiscali, Scheda informativa Agenzia delle Entrate

Riportiamo di seguito le indicazioni dall’Agenzia delle Entrate.

Sulle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2014, per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici già esistenti, spetta una detrazione del 65%. Percentuale che passerà al 50%, per i pagamenti effettuati dal 1º gennaio 2015 al 31 dicembre 2015.
Va ricordato che le spese sostenute prima del 6 giugno 2013 fruivano della detrazione del 55%. Dal 1° gennaio 2016 il beneficio sarà del 36%, cioè quello ordinariamente previsto per i lavori di ristrutturazione edilizia.

Attenzione: per gli interventi su parti comuni di edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio, la detrazione è pari al 65% per le spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 30 giugno 2015; al 50% per le spese sostenute dal 1º luglio 2015 al 30 giugno 2016.

La detrazione spetta per le spese sostenute, e rimaste a carico del contribuente (per es. non incentivati dal Comune) per:

  • interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, che ottengono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per la climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20% rispetto ai valori riportati in un’apposita tabella (i parametri cui far riferimento sono quelli definiti con decreto del ministro dello Sviluppo economico dell’11 marzo 2008, così come modificato dal decreto 26 gennaio 2010). Il valore massimo della detrazione è pari a 100.000 euro
  • interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari, riguardanti strutture opache verticali, strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti), finestre comprensive di infissi, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro. La condizione per fruire dell’agevolazione è che siano rispettati i requisiti di trasmittanza termica U, espressa in W/m2K, in un’apposita tabella (i valori di trasmittanza, validi dal 2008, sono stati definiti con il decreto del ministro dello Sviluppo economico dell’11 marzo 2008, così come modificato dal decreto 26 gennaio 2010). In questo gruppo rientra anche la sostituzione dei portoni d’ingresso, a condizione che si tratti di serramenti che delimitano l’involucro riscaldato dell’edificio verso l’esterno o verso locali non riscaldati e risultino rispettati gli indici di trasmittanza termica richiesti per la sostituzione delle finestre
  • l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università. Il valore massimo della detrazione è di 60.000 euro
  • interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione. La detrazione spetta fino a un valore massimo di 30.000 euro
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia, con un limite massimo della detrazione pari a 30.000 euro
  • interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria, con un limite massimo della detrazione pari a 30.000 euro.

La pompa di calore elettrica per la climatizzazione domestica

Nello Speciale tecnico di Qualenergia.it, realizzato in collaborazione con Assoclima, aspetti tecnologici, impiantistici ed economici in base ai quali decidere se installare, ad uso domestico, una pompa di calore elettrica e di quale tipologia.

La pompa di calore elettrica permette di soddisfare la domanda di climatizzazione estiva e invernale degli edifici e di produzione di acqua calda sanitaria, consentendo risparmi che vanno dal 40 al 60% di energia primaria, oltre che la riduzione delle emissioni, impiegando per il proprio funzionamento circa il 75% di energia rinnovabile.

In Italia esistono le condizioni climatiche ideali per l’utilizzo delle pompe di calore visto che le temperature medie italiane consentono efficienze molto elevate di queste macchine.

Nello Speciale di Qualenergia.it, realizzato con la collaborazione di Assoclima, vengono presentati in modo sintetico alcuni aspetti tecnologici, impiantistici, prestazionali ed economici in base ai decidere se installare a livello residenziale, in caso di sostituzione della vecchia caldaia a gas, una pompa di calore elettrica ed eventualmente di quale tipologia.

Con quale incentivo? Come cambiano i conti a seconda dell’incentivo che si sceglie, conto termico o detrazioni fiscali (65 e 50%), e della zona climatica in cui vive l’utente?

Come si vedrà dai calcoli proposti, tra i due incentivi le detrazioni fiscali sono la soluzione nettamente più conveniente, con buoni tempi di ritorno dell’investimento iniziale, ma bisognerà sempre analizzare con attenzione ogni aspetti caso per caso.

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Le case In Legno sono Adatte ai climi caldi?

Il sistema costruttivo in legno presenta molti vantaggi ma, ovviamente, le stratigrafie devono essere opportunamente progettate per il clima in cui si costruisce. In altre parole, nel caso di climi temperati/caldi, oltre alla verifica dell’isolamento (valore di trasmittanza), è necessario valutare anche altri fattori come la capacità termica, che influiscono sulla risposta in regime dinamico dei pacchetti murari. Ciò è essenziale per valutare il comportamento estivo, facendo particolare attenzione alla copertura, l’elemento più esposto all’irraggiamento solare e, quindi, più soggetto a trasmettere il calore verso l’interno nelle giornate più calde.

Sotto questo profilo, è bene distinguere, innanzitutto, fra il sistema intelaiato e quello a pannelli portanti, caratterizzato da una massa maggiore. Quest’ultimo è, in generale, più indicato per climi caldi, ma in entrambi i casi, con gli opportuni accorgimenti, è possibile ottenere strutture con buone prestazioni estive. La scelta è inoltre legata ai costi e ai vincoli, anche a livello progettuale, che ciascuna struttura comporta.

Vanno infatti considerate la progettazione e la distribuzione degli ambienti, in particolare per quanto concerne l’orientamento e le dimensioni delle aperture vetrate, ricordando che il comportamento estivo di una struttura è legato a molteplici fattori e non soltanto alla progettazione del singolo elemento di involucro.

Il 1° luglio 2014 verrà introdotta la tariffa “D1’’ per le pompe di Calore

Partirà ufficialmente il primo luglio e sarà disponibile, in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2015 la nuova tariffa D1 per gli utenti privati che decideranno di utilizzare la pompa di calore come esclusiva fonte di riscaldamento. Rientrano nella sperimentazione solo impianti in grado di riscaldare l’abitazione in modo monovalente ed eventualmente raffrescare e produrre acqua calda sanitaria.

LE ORIGINI. Nata con l’intento di eliminare le barriere alla diffusione di questo tipo di tecnologia, la tariffa – introdotta dall’Autorità per l’Energia l’Energia con la Delibera 607/2013/R/eel del 19 dicembre 2013 – sarà costante a prescindere dai consumi, senza necessità di installare un secondo contatore e quindi estesa a tutte le utenze elettriche dell’abitazione. La tariffa potrà essere applicata anche nel caso di presenza di impianti fotovoltaici, sebbene la convenienza debba essere ponderata dalla quota di autoconsumo.

SPERIMENTAZIONE TARIFFARIA, ELEMENTI CHIAVE. Gli elementi chiave della sperimentazione tariffaria sono i seguenti:

  1. adesione volontaria dei clienti alla sperimentazione; distributori e venditori non hanno oggi alcun modo di identificare autonomamente i clienti che utilizzano PDC nella propria abitazione;
  2. limitazione ai soli clienti domestici che utilizzano pompe di calore elettriche nell’abitazione di residenza come unico sistema di riscaldamento delle proprie abitazioni; si intende in altre parole evitare che la rimozione della struttura progressiva delle tariffe possa involontariamente favorire utilizzi non razionali dell’energia elettrica, cioè che possano aderire opportunisticamente alla sperimentazione utenti con alti livelli di consumo annuo e dotati di una piccola PDC (o di un semplice climatizzatore estivo reversibile) utilizzata a fini di integrazione nelle mezze stagioni;
  3. applicazione della tariffa D1  se vi è residenza nell’abitazione a cui si applica la sperimentazione (punto 2) . Evitare comportamenti opportunistici di adesione alla sperimentazione che potrebbero verificarsi, oltre che per coloro che dispongono già di un altro sistema di riscaldamento nella propria abitazione, anche per coloro che adottino la PDC reversibile come unico sistema di climatizzazione delle case di vacanza;
  4. l’applicazione della tariffa D1 comporta automaticamente la limitazione della sperimentazione alle tipologie di utenti che coincidono naturalmente con quelle alle quali sono state finora applicate le tariffe progressive D2 e D3; non rientrano pertanto nella sperimentazione le PDC condominiali o quelle utilizzate per riscaldare ambienti di lavoro o commerciali o quelle che si sono avvalse di un doppio contatore per tariffe BTA;
  5. la fissazione di un preciso termine alla durata della sperimentazione (punto 5) discende dalla considerazione che dal 1 gennaio 2016 sarà avviato un nuovo periodo regolatorio nell’ambito del quale l’articolazione delle tariffe di rete potrà essere rivista; i dati e le informazioni raccolte nel corso di questa sperimentazione hanno proprio lo scopo di fornire elementi utili all’analisi delle proposte da formulare in questo contesto ed è per questo che la delibera 607/2013/R/eel prevede l’adozione da parte delle imprese di distribuzione di uno specifico sistema di monitoraggio che consenta di studiare in dettaglio l’entità e la distribuzione temporale dei prelievi associati agli utilizzi domestici in generale e alle PDC in particolare.

Le  tipologie di impianti a pompa di calore elettrica che potranno beneficiare dell’intervento tariffario si possono ricondurre a due principali:

  • PDC aria-aria (costituita da un’unità esterna e da N split) in grado unicamente di riscaldare l’abitazione;
  • PDC aria-acqua (costituita da un’unità esterna allacciata al sistema idronico di distribuzione del calore nell’abitazione, tramite caloriferi o fan-coil) in grado di riscaldare l’abitazione ed eventualmente anche di produrre acqua calda sanitaria (nel seguito: a.c.s.).

Non possono invece rientrare nella sperimentazione:

  • le PDC utilizzate come impianto di riscaldamento centralizzato dei condomini, dal momento che a tali impianti non si applica la tariffa per utenze domestiche su cui si concentra l’intervento tariffario (la tariffa applicata alle utenze BT per usi diversi dalle abitazioni, infatti, non è affetta da progressività e pertanto non ha elementi di ostacolo all’efficienza energetica);
  • le PDC a gas, i cui consumi elettrici sono di piccola entità e la cui inclusione nella sperimentazione avrebbe solo l’effetto di agevolare consumi diversi da quelli per riscaldamento efficiente (per le PDC a gas, tali consumi sono quelli di gas naturale e non di elettricità);
  • le più piccole PDC aria-acqua in grado di produrre solo a.c.s. e che vengono dunque installate in luogo di scaldacqua a gas o di boiler elettrici; questo secondo tipo di apparecchi è infatti caratterizzato da valori di potenza impegnata e di consumo medio annuo di entità piuttosto contenuta, che potrebbero risultare in molti casi compatibili anche con il limite di potenza associato alla tariffa D2 e difficilmente preponderanti rispetto agli altri consumi di un’abitazione.

UN ESEMPIO PRATICO PER CAPIRE MEGLIO. Assumendo in un caso tipo una famiglia composta da 4 persone in un’abitazione in zona climatica E, dove il consumo annuo delle utenze elettriche è di circa 3000 kWh e dove per soddisfare il fabbisogno termico invernale, estivo e di acqua calda sanitaria una pompa di calore potrà consumare circa 3600kWh elettrici, la tariffa D1 comporterà un risparmio complessivo di oltre il 25% verso la tariffa D3, con una riduzione della spesa in bolletta di circa 500€ annui

Climatizzazione residenziale, nel 2012 in calo gli apparecchi a gas, aumenta l’utilizzo delle rinnovabili

Il gas naturale continua a rappresentare la fonte di energia dominante nel mercato delle installazioni per la climatizzazione residenziale. Tuttavia, nel 2012 c’è stata una diminuzione della diffusione degli apparecchi alimentati da gas.

È quanto emerge dalla seconda edizione del “Monitoraggio del mercato della climatizzazione nel settore residenziale – 2012”, indagine realizzata REF-E con la collaborazione di numerose imprese di installazione e di associazioni del settore. I dati sono un’anticipazione di quanto verrà presentato al convegno del 5 giugno che si svolgerà presso la sede del GSE.

L’indagine ha riguardato l’installazione di tecnologie relative ai sistemi di riscaldamento autonomi e centralizzati, sia in edifici di nuova costruzione che in edifici esistenti, in zone servite dalla rete gas e in zone non servite dalla rete gas. Rispetto ai nuovi apparecchi installati, si è valutato quanti e quali apparecchi siano stati sostituiti.

Alle imprese di installazione è stato chiesto di segnalare i punti di forza e di debolezza delle tecnologie disponibili, e di valutare l’andamento relativo di mercato di ciascuna tecnologia rispetto alle altre, nel 2012 e nel prossimo futuro.

Nel 2012 in calo la diffusione degli apparecchi a gas

Dalla ricerca risulta che, rispetto all’anno 2011 sul quale le stime indicavano una sostanziale compensazione tra le installazioni di apparecchi efficienti, che acquisivano peso sul mercato, e quelli “tradizionali”, che ne perdevano, nel 2012 la dinamica positiva delle caldaie a condensazione non compensa quella sensibilmente negativa delle caldaie meno efficienti. Ciò vale quantomeno nel segmento autonomo, mentre nel centralizzato il gas mantiene il proprio mercato.

Penetrano le tecnologie alimentate da rinnovabili

Nelle conclusioni dell’indagine si evidenzia che al saldo negativo della fonte dominante corrisponde la penetrazione delle tecnologie che impiegano energia rinnovabile. Per le PDC aria-acqua si registrano tassi di diffusione molto elevati, e lo switching verso questa tecnologia penalizza soprattutto il gas. Tuttavia, in termini assoluti la tecnologia è ancora poco installata.

Le altre tecnologie (PDC aria-aria, stufe e termocamini a biomassa) concorrono con quelle tradizionali, soprattutto con riferimento all’uso a integrazione di apparecchi di riscaldamento principali, ma sembra essere in crescita la quota di tali apparecchi utilizzati per sostituire totalmente le caldaie alimentate da combustibili fossili, almeno nelle aree più calde del Paese.

Gli apparecchi a biomassa esercitano una concorrenza molto forte rispetto alle fonti tradizionali, sia in presenza che in assenza di rete gas. Proprio in assenza di rete gas il GPL e, soprattutto, il gasolio continuano a subire la diffusione delle tecnologie rinnovabili. Anche per esse, la perdita di mercato è maggiore nel segmento autonomo che in quello centralizzato.

Incentivi

La maggioranza degli intervistati ha indicato motivazioni di natura prettamente economica riguardo alla penetrazione (o uscita) delle tecnologie per la climatizzazione residenziale. In proposito, l’indagine di REF-E sottolinea che la competitività delle tecnologie che stanno trovando ampia diffusione è in molti casi determinata da incentivi, siano essi percepiti (e segnalati durante le interviste) dagli installatori e dagli utenti (ad esempio le detrazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia o la riqualificazione energetica), siano essi impliciti nei prezzi dei combustibili fossili e rinnovabili (ad esempio vantaggi fiscali sulla biomassa, e gli impatti del costo dell’incentivazione dell’energia rinnovabile sui prezzi finali di elettricità e gas naturale).

Standard e obblighi di installazione

Nel segmento degli edifici nuovi, assumono chiaramente rilevanza le caratteristiche di prestazione energetica degli edifici e, soprattutto, gli standard e obblighi di installazione. Le attese delle imprese di installazione rispetto al futuro delle tecnologie efficienti e rinnovabili confermano, infine, un’accelerazione del processo di cambiamento del mix tecnologico nei prossimi anni. Nel segmento in cui è presente la rete del gas, un ruolo di primo piano sembra essere riservato alle tecnologie che sfruttano il vettore elettrico.

Mix energetico e tecnologico diversificato

Esiste già un mix energetico e tecnologico diversificato per la climatizzazione domestica, e la fonte storicamente prevalente, il gas naturale, si trova a fronteggiare una concorrenza crescente da parte delle altre fonti, in particolare rinnovabili, biomassa in primis. Esiste anche una concorrenza “interna” alla fonte principale: la diffusione di apparecchi più efficienti, ossia le caldaie a condensazione, può avere un impatto significativo sulla domanda di combustibile dei consumatori del residenziale. Inoltre, si diffondono sistemi, basati sull’impiego di pompe di calore (PDC), che permettono di soddisfare, con lo stesso apparecchio, sia il fabbisogno di riscaldamento, sia quello di raffrescamento.

I dati 2012 mostrano un rafforzamento di queste tendenze, grazie a obblighi legislativi e strumenti di incentivazione, ma anche a causa della crescente pressione competitiva “spontanea” esercitata dalle nuove tecnologie: l’analisi e il monitoraggio del settore diverranno sempre più importanti, per valutare e prevedere il mix di consumo energetico, oltre che per analizzare le dinamiche di concorrenza tra diverse tecnologie.

Il mercato della climatizzazione residenziale nel 2012

Il mercato italiano della climatizzazione risente pesantemente della congiuntura economica negativa. Il numero di apparecchi venduti, destinati quasi interamente al settore civile (residenziale e terziario), è sceso nel 2012 a circa 2.5 milioni, dopo aver raggiunto, solo 4 anni prima, circa 3.2 milioni di pezzi.

Dei circa 2.5 milioni di apparecchi complessivi, 1.7 milioni sono quelli che si stima siano destinati al settore residenziale.

I dati, relativi sia ad apparecchi in grado di soddisfare l’intero fabbisogno di riscaldamento (caldaie a gas, GPL, gasolio, e biomassa, PDC aria-acqua), sia ad apparecchi generalmente installati a integrazione di impianti principali (PDC aria-aria, stufe a biomassa, pannelli solari termici), confermano anche per il 2012 la dominanza del gas naturale, in particolare se si considera che le tecnologie che seguono immediatamente la fonte principale per numero di unità vendute svolgono prevalentemente un ruolo di parziale copertura dei consumi (o addirittura sono impiegate solo per la climatizzazione estiva, come nel caso delle PDC). Tuttavia, emerge un ruolo crescente delle tecnologie che impiegano biomassa ed elettricità, anche per la copertura dell’intero fabbisogno di riscaldamento. Infine, secondo i dati pubblicati da AIRU, le nuove sottostazioni di teleriscaldamento installate nel 2012 sono 5,600. Si stima che a queste possano corrispondere circa 100,000 nuove utenze, per almeno tre quarti residenziali.

Installazione e sostituzione tra tecnologie

A tutti i rispondenti è stata richiesta, tra l’altro, una valutazione sui punti di forza e di debolezza delle tecnologie considerate, oltre che sull’andamento, storico e prospettico, di ciascuna di queste.

Nel complesso, gli 823 rispondenti, distribuiti sul territorio nazionale sulla base del peso di ciascun mercato provinciale sul mercato nazionale, hanno installato circa 25,000 apparecchi per la climatizzazione.

I risultati, espressi in termini di apparecchi installati e apparecchi sostituiti, sono stati estesi per comprendere l’intero mercato nazionale. La Figura 1 ripropone la distribuzione delle installazioni a livello nazionale per gruppo di tecnologie. In prima approssimazione, i dati non sono distinti per segmento di mercato, (“autonomo” o “centralizzato”), né per contributo al fabbisogno di riscaldamento (impianti che soddisfano l’intero fabbisogno, o impianti installati ad integrazione); inoltre, la figura è relativa sia agli apparecchi installati in edifici di nuova costruzione sia a quelli installati in edifici esistenti, e si riferisce sia agli apparecchi installati in presenza della rete gas, sia a quelli installati in assenza della stessa. Il dato relativo alle PDC aria-aria comprende anche gli apparecchi destinati all’impiego per il solo raffrescamento (si stima che questi siano circa il 60% di quelli complessivamente installati). L’installazione di pannelli solari contemporanee e in combinazione a un impianto a gas naturale (sistema integrato gas e solare) sono classificate nella voce “gas +solare”, mentre le installazioni di pannelli solari ad integrazione di impianti esistenti, anche alimentati da gas, ma non contemporanee e non costituenti un sistema integrato, sono classificate nella voce “solare termico”.

La separata illustrazione delle installazioni in edifici nuovi e in edifici esistenti mostra differenze abbastanza significative nel mix tecnologico (Figura 2, riferita al solo segmento autonomo. Anche nella Figura 2 i dati sulle PDC aria-aria comprendono gli apparecchi destinati al solo raffrescamento): esse sono determinate sicuramente dalle politiche di promozione – obblighi di installazione di tecnologie rinnovabili o efficienti in edifici nuovi -, ma derivano altresì dalle caratteristiche tecniche dei nuovi edifici (in particolare le prestazioni energetiche).

La Figura 3 illustra i risultati delle stime di REF-E sui nuovi apparecchi installati per soddisfare il 100% del fabbisogno di riscaldamento a confronto con quelli installati “a integrazione”, ossia come complemento (e non in sostituzione piena) ad apparecchi esistenti e/o principali (il dato sulle PDC aria-aria è, in questo caso, già al netto degli apparecchi destinati al solo raffrescamento: in altri termini, il 100% rappresenta la somma degli apparecchi che soddisfano almeno parzialmente il fabbisogno di riscaldamento). Il segmento di riferimento è quello autonomo. La quota di impianti installati a integrazione è piuttosto elevata per tutte le tecnologie considerate. L’analisi dei dati, per area geografica e fascia climatica, ha consentito di osservare come la quota di PDC aria-aria e di stufe (termocamini) a biomassa installate a integrazione di un impianto principale si avvicini, nelle aree più fredde, al 100%. Al contrario, ove il clima è più mite, è maggiore l’incidenza dei casi di piena sostituzione dell’apparecchio preesistente da parte di PDC aria-aria e stufe a biomassa.

La Figura 4 riassume, invece, i risultati della distribuzione degli apparecchi installati in base alla presenza della rete gas. La diffusione di GPL e gasolio avviene in larga misura in assenza della rete, diversamente dalle fonti rinnovabili: si dimostra perciò che queste ultime competono nello stesso segmento di mercato della fonte principale.

Pronti i moduli per richiedere la tariffa elettrica D1 per pompe di calore

ella riunione dello scorso 8 maggio, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha emanato la delibera 205/2014/R/eelCLICCA QUI – con la quale ha definito le modalità attuative per l’avvio, a partire dal 1 luglio prossimo, della sperimentazione tariffaria su scala nazionale rivolta ai clienti domestici che utilizzano pompe di calore elettriche come unico sistema di riscaldamento dell’abitazione di residenza.

La deliberazione attua quanto previsto dall’articolo 8 della delibera 607/2013/R/eel, tenuto anche conto dei suggerimenti inviati da operatori ed esperti di settore, fra cui AiCARR, per la consultazione avviata con il documento 52/2014/R/eel.

La sperimentazione, che verrà avviata su scala nazionale, è volontaria per gli utenti come anche per i venditori del mercato libero; l’obbligo di adesione è previsto solo per i venditori del mercato tutelato.

Con un altro provvedimento l’esatta definizione delle tariffe

Nella delibera l’AEEG rimanda a un successivo provvedimento l’esatta definizione delle tariffe applicabili ai clienti aderenti e del numero e delle modalità dei controlli da effettuarsi presso le abitazioni degli utenti.

Modificata una stortura tariffaria

È importante sottolineare che il provvedimento non introduce una forma di incentivazione, come spesso erroneamente riportato dai media, bensì la modifica di una stortura tariffaria che può contribuire alla diffusione delle pompe di calore per uso domestico, rendendole più convenienti in termini di costi in bolletta.

La tariffa D1, infatti, elimina a livello sperimentale l’andamento progressivo di applicazione dei corrispettivi per i servizi di rete e per gli oneri generali di sistema, che non cresceranno in base all’incremento dei consumi, come invece avviene per le tariffe D2 e D3 che di fatto penalizzano gli utenti caratterizzati da un elevato fabbisogno energetico.

La modulistica

Con la Determinazione 20 maggio 2014 n. 9/2014 “Modulistica e disposizioni procedurali di dettaglio per la sperimentazione tariffaria rivolta ai clienti domestici che utilizzano pompe di calore come unico sistema di riscaldamento della propria abitazione di residenza”, l’Autorità per l’energia ha pubblicato sul proprio sito i seguenti modelli di documenti:

- fac-simile di modulo che gli utenti che utilizzano pompe di calore elettriche come unico sistema di riscaldamento della propria abitazione di residenza potranno inoltrare per l’adesione volontaria alla sperimentazione tariffaria a loro riservata;

- fac-simile di modulo per l’asseverazione redatta da un tecnico abilitato, necessaria nel caso che, oltre alla pompa di calore, sia presente anche un generatore alternativo;

- fac-simile di modulo per la richiesta di rinuncia alla sperimentazione tariffaria da parte dell’utente;

- check list per la verifica preliminare di correttezza e completezza formale delle richieste di adesione presentate dagli utenti, che dovrà essere utilizzata da ogni venditore aderente.

AiCARR ha collaborato con AEEG per la definizione di tali aspetti operativi: tutti i suggerimenti proposti dall’Associazione per la redazione della suddetta modulistica sono stati accolti.

Per ulteriori informazioni clicca qui

Quanto può durare una pompa di calore?

La domanda sulla durata della Pompa di Calore è abbastanza frequente. Molti clienti che non conoscono la storia di queste macchine possono giustamente essere preoccupati.

A tale proposito, per rassicurare anche i più diffidenti, ho trovato un interessante articolo, pubblicato negli Stati Uniti, su un impianto Geotermico ad acqua di falda del 1949.

Di seguito potete leggere questa storia interessante.

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Decreto del Fare, le semplificazioni in edilizia

Il Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69 (il c.d. Decreto del Fare) è stato convertito in Legge dello Stato con la legge 9 agosto 2013, n. 98, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (S.O.) n. 194 del 20 agosto 2013. Diventano quindi effettive tutte le misure di semplificazione previste dal provvedimento, comprese quelle relative alla materia edilizia.

Sinteticamente, questi sono i temi legati ai procedimenti edilizi che la legge di conversione del Decreto del Fare ha modificato:

1. Permesso di Costruire, SCIA, DIA, CILA

2. Autorizzazioni preliminari alla SCIA e alla CILA

3. Agibilità degli edifici

4. Ricostruzione e ristrutturazione edilizia

5. Termini per inizio e ultimazione lavori

6. Beni culturali e del paesaggio

7. Prevenzione incendi

8. Parcheggi pertinenziali

9. Indennizzo da ritardo della pubblica amministrazione

Proprietà antisismiche delle case in legno con strutture XLAM

Grazie alle sue eccellenti proprietà statiche, i pannelli XLAM aprono nuovi orizzonti nella moderna costruzione di strutture in legno. L’elevata portata, associata ad un peso proprio ridotto, consente un dimensionamento snello degli elementi anche in presenza di grandi luci. In questo modo, anche le sezioni delle pareti sono molto inferiori rispetto a quelle di altri materiali costruttivi. Ne risulta una superficie abitativa maggiore a fronte di dimensioni esterne invariate. La speciale struttura a strati incrociati del pannello XLAM consente una distribuzione del carico estremamente versatile per il suo impiego come pannello e piastra. Le costruzioni o i progetti a sbalzo, sostenuti da singoli punti di appoggio, sono realizzabili senza difficoltà.

Di seguito potete collegarvi ad un video pubblicato su Youtube che mostra un test molto severo sulle proprietà statiche dell’XLAM su un condominio di 7 piani.

https://www.youtube.com/watch?v=pI3tMQ20mzs

Lignano 003 low

6 Piani XLAM a Lignano Sabbiadoro UD

 

Le pareti strutturali XLAM

XLAM

Il pannello XLAM è un elemento in legno massiccio, con funzione statica e, al contempo, di divisione degli spazi. Grazie alle sue dimensioni flessibili e alle eccellenti proprietà fisiche, questo pannello è adatto per qualunque esigenza costruttiva. La struttura a lamelle incrociate realizzate con materiali di elevata qualità e incollate in modo duraturo garantisce un’assoluta stabilità dimensionale e un’eccellente rigidità degli elementi. La particolare stabilità statica e le spiccate proprietà bioedili del pannello sono garantite da certificazioni nazionali e internazionali.

I campi di impiego sono i più disparati

  • Come elemento per pareti, solai e tetti
  • • Case uni- e plurifamiliari
  • • Edifici a piùpiani
  • • Edifici pubblici
  • • Asili e scuole
  • • Edifici commerciali e uffici
  • • Edifici industriali e capannoni
  • • Costruzioni modulari

 

Combustibili

Tra i sistemi utilizzati per la produzione dell’Energia destinata al riscaldamento, bisogna distinguere tra quelli destinati ai piccoli e medi edifici residenziali o terziari e quelli per i grandi edifici o complessi edilizi come i quartieri, ospedali ecc.

Il Generatore più conosciuto e più utilizzato nel residenziale è sicuramente la caldaia, ed è quello con cui vengono fatti i principali confronti sui rendimenti con le pompe di calore.

Di seguito riportiamo una tabella che prende in considerazione i costi di gestione ottenuti con vari tipi di generatori ma soprattutto con vari tipi di combustibili.

Tabella_confronto generatori

Principio di funzionamento della Pompa di Calore

Il principio di funzionamento si basa sulle prestazioni di alcuni fluidi particolari, chiamati gas refrigeranti, che vengono usati come vettore dell’energia, ottenuta dai passaggi di stato da liquido a vapore e viceversa, che viene trasferita dall’ambiente esterno, che rappresenta la sorgente, all’interno dell’edificio.

Per sorgente esterna si intende l’Aria, l’Acqua o il Terreno ovvero le risorse rinnovabili naturali.

Per sintetizzare il concetto, la Pompa di Calore riesce a catturare l’energia presente nelle sorgenti naturali e la sfrutta in modo virtuoso per riscaldare l’acqua o l’aria che serve per riscaldare gli edifici o l’acqua calda sanitaria.

Il motore di questo trasferimento è un componente della Pompa di Calore che si chiama Compressore, il quale viene alimentato ad energia elettrica ed è in grado di generare una quantità di energia termica o frigorifera che può variare mediamente da 3 a 6 volte quella elettrica assorbita.

I componenti base per la costruzione di una Pompa di Calore sono:

Il Compressore

La valvola di espansione

L’Evaporatore

Il condensatore

L’evaporatore è il componente sul quale si ha una temperatura più bassa, mentre sul condensatore si ottiene una temperatura del fluido più alta, di conseguenza dal primo si ottiene aria o acqua fredda e nel secondo si ottiene aria o acqua calda a seconda della tipologia costruttiva o delle esigenze impiantistiche.

pompadicalore

Il rendimento o efficienza viene espresso dal C.O.P. (Coefficient Of Perfomance) nel periodo invernale e dal E.E.R. (Enery Efficiency Ratio) nel periodo estivo.

Per semplificare, una Pompa di Calore che ha un COP di 4, è una macchina che consuma 1 kW Elettrico per fornire 4 kW Termici. Lo stesso criterio si utilizza per il periodo estivo calcolando l’E.E.R.

Un esempio che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni è il frigorifero che abbiamo in casa.

Le tipologie disponibili prevedono di sfruttare come sorgente l’aria esterna, nelle versioni dette Aria-Acqua,

l’acqua proveniente dalle falde sotterranee, nelle versioni dette Acqua-Acqua e il terreno con appositi scambiatori di calore, nelle versione dette Geotermiche.